Il coraggio di cambiare
Il coraggio di cambiare oggi sta producendo risultati concreti e il pugilato italiano può finalmente guardare al futuro con maggiore fiducia, con una visione chiara e con basi più solide.
La nuova formula dei Campionati Italiani non è stata una scelta di facciata, ma una riforma profonda, coraggiosa e necessaria. Una riforma che ha raccolto consenso reale tra tecnici, società e atleti, perché restituisce centralità al merito, alla qualità tecnica e alla competitività.
I numeri confermano con chiarezza la bontà del percorso intrapreso dalla Federazione: circa 570 giovani pugili, provenienti da tutta Italia e appartenenti a oltre 300 società affiliate, hanno partecipato alle fasi interregionali Under 17 e Under 19. Una partecipazione ampia, autentica e qualificata, che dimostra come il movimento abbia voglia di crescere dentro regole serie, trasparenti e meritocratiche.
È aumentata la qualità dei match, si è alzato il livello tecnico della competizione ed è cresciuto il valore del percorso sportivo. Le finali nazionali saranno il punto di arrivo di un sistema più selettivo, più credibile e finalmente più moderno.
Abbiamo inoltre introdotto un principio fondamentale: il valore degli atleti deve essere riconosciuto concretamente, non soltanto a parole. Per questo i Campioni Italiani riceveranno un premio economico da parte della Federazione. È un segnale preciso: chi rappresenta l’eccellenza del pugilato italiano merita rispetto, tutela e riconoscimento.
Anche il settore professionistico sta dando segnali importanti. Diversi pugili italiani stanno risalendo le classifiche internazionali più prestigiose e nei prossimi mesi alcuni di loro combatteranno per titoli mondiali ed europei. Questo dimostra che quando il sistema investe sulla qualità, sulla preparazione e sulla credibilità tecnica, il pugilato italiano torna ad essere competitivo anche sul piano internazionale.
Ma proprio perché vogliamo costruire un movimento più forte e autorevole, dobbiamo affrontarne senza esitazioni anche le criticità.
Continuano infatti a emergere richieste di nulla osta per incontri di livello tecnico inadeguato: match che non valorizzano gli atleti, impoveriscono lo spettacolo e danneggiano l’immagine dell’intero movimento pugilistico nazionale.
Non mi riferisco ai cosiddetti “collaudatori”, figure serie e utili nel percorso di crescita di un professionista. Mi riferisco invece a incontri privi di reale contenuto agonistico e tecnico, organizzati senza una visione sportiva credibile e lontani dalla dignità che questa disciplina merita.
A ciò si aggiunge il crescente utilizzo di pugili con licenze straniere, spesso rilasciate da enti esteri pur in presenza di residenze stabili in Italia o in altri Paesi europei. Una situazione che rende le procedure autorizzative sempre più complesse e che, in alcuni casi, presenta elementi di opacità documentale che non possono essere sottovalutati.
Su questi temi non possono esistere ambiguità.
La Federazione ha il dovere di garantire trasparenza, tutela sanitaria degli atleti, credibilità delle competizioni e qualità degli eventi. È una responsabilità che intendiamo esercitare fino in fondo. Per questo il Consiglio Federale e il Settore Professionistico sono già intervenuti, ma sarà necessario rafforzare ulteriormente i controlli e introdurre misure regolamentari ancora più rigorose.
La crescita del pugilato italiano passa anche dalla capacità di ristabilire regole certe, alzare gli standard e difendere la serietà del sistema.
Ribadisco inoltre un principio non negoziabile: ogni pugile che si allena presso una società affiliata deve essere regolarmente tesserato FPI e in possesso di idoneità medica agonistica valida. Su questo non saranno accettate deroghe né tolleranze.
Il prossimo 5 giugno il Consiglio Federale tornerà a riunirsi e affronterà anche il tema del controllo preventivo del peso, adeguando le normative federali agli standard previsti dall’European Boxing Union.
Il cambiamento richiede coraggio.
Ma il coraggio, quando è accompagnato da visione, responsabilità e regole chiare, diventa capacità di governo.
Il pugilato italiano ha scelto di cambiare davvero e questa volta non intende tornare indietro.
Il Presidente Fpi
Dott. Flavio D’Ambrosi
