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Comunicato del Presidente FPI Flavio D’Ambrosi: Io ci Credo!

Comunicato del Presidente FPI Flavio D’Ambrosi: Io ci Credo!

IO CI CREDO

 

Scorrendo le piattaforme social, capita talvolta di imbattersi in analisi grossolane sullo stato di salute del pugilato italiano, capaci di sfiorare il grottesco melodramma. Rappresentazioni apocalittiche che finiscono per insinuare dubbi sulla capacità del nostro movimento di sopravvivere e di guardare con fiducia al futuro.

 

Sostenere che il pugilato italiano non produca risultati di alto livello da circa quindici anni significa, di fatto, alimentare il sospetto che il nostro movimento – società, tecnici e dirigenti – non sia più in grado di scoprire, formare e valorizzare i talenti. Un’affermazione che mina la credibilità dell’intero pugilato nazionale e non soltanto della Federazione Pugilistica Italiana, alla quale, anche volendo discutere alcune scelte nella gestione delle Nazionali nel corso degli anni, sarebbe comunque ingiusto attribuire un presunto fallimento di tali proporzioni.

 

Una narrazione di questo tipo rischia inoltre di scoraggiare il potenziale bacino d’utenza del nostro sport: genitori, giovani e semplici appassionati potrebbero nutrire dubbi sulla qualità del lavoro svolto quotidianamente nelle palestre italiane.

 

La realtà è ben diversa. Le nostre società e i nostri tecnici continuano a lavorare con competenza e passione. In un contesto sempre più competitivo, caratterizzato dalla crescita di numerose discipline da combattimento e dall’affermazione di nuovi Paesi sulla scena internazionale, il pugilato italiano riesce comunque a valorizzare al massimo il potenziale degli atleti a disposizione.

 

Per comprendere il reale stato di salute del nostro movimento basterebbe assistere ai tanti eventi pugilistici che animano i weekend italiani. Emblematico è stato l’appuntamento del 4 luglio al Palazzetto dello Sport di Roma, dove oltre 2.500 spettatori hanno assistito a una serata di grande boxe. A ciò si aggiunge il rinnovato interesse dei principali media nazionali, con Rai, Mediaset e importanti testate giornalistiche che sono tornate a dedicare spazio al pugilato.

 

Ancor più significativi sono i numeri. Oggi la Federazione conta oltre 1.150 società affiliate, più di 85.000 tesserati e oltre 1.350 eventi organizzati ogni anno. Dati che testimoniano, da soli, la crescita costante della famiglia pugilistica italiana.

 

Se ci si liberasse da pregiudizi e rancori personali, sarebbe altrettanto evidente che anche il pugilato professionistico ha ripreso, da alcuni anni, un percorso di crescita e competitività. I titoli europei conquistati dal 2021 a oggi, compreso il recente successo di Luca D’Ortenzi, insieme all’affermazione internazionale di pugili come Magnesi, Vianello, Morello, Noutcho, Oliha e molti altri, dimostrano che il professionismo italiano sta tornando protagonista.

 

Sorprende, invece, come talvolta la memoria sia selettiva. Si arriva persino a sorvolare sulla storica medaglia olimpica conquistata da Irma Testa ai Giochi di Tokyo 2021, sul titolo mondiale vinto nel 2023 a Nuova Delhi, dopo la vittoria in finale sulla kazaka Ibragimova, e sulla medaglia d’argento ai Campionati Mondiali del 2022 di Istanbul. Un’obiettiva ricostruzione dei fatti dovrebbe riconoscere questi risultati, senza lasciarsi condizionare da pregiudizi, talvolta neppure troppo velati, nei confronti del pugilato femminile.

 

Ritengo inoltre poco rispettoso nei confronti dell’intero movimento non valorizzare i numerosi successi ottenuti dalle Nazionali Azzurre, élite e di categoria, maschili e femminili, negli ultimi cinque anni.

 

Dal 2021 a oggi le nostre Nazionali hanno conquistato, infatti, oltre 190 podi internazionali ben 46 dei quali dal 2025 a oggi (Campionati europei, mondiali e Coppe del mondo).

 

Il pugilato olimpico italiano ha ottenuto titoli europei maschili e femminili e medaglie mondiali grazie ad atleti come Irma Testa, Aziz Abbes Mouhiidine, due volte vicecampione del mondo nel 2021 e nel 2023, Salvatore Cavallaro (medaglia di bronzo ai mondiali 2021) e Sirine Charaabi, (quest’ultima argento mondiale nel 2023 e bronzo nel 2025).

 

Il triennio 2022-2024 è stato particolarmente ricco di risultati. Ai Campionati Europei di Yerevan 2022 la squadra maschile conquistò sette medaglie, un risultato che non si registrava dal lontano 1926. Nello stesso anno, agli Europei femminili di Budva, le Azzurre portarono a casa altre cinque medaglie, conquistando un oro, un argento e tre bronzi. Senza contare poi gli 8 pass olimpici ottenuti sempre nel precedente quadriennio.

 

Ma lo stato di salute di una disciplina sportiva non può essere valutato esclusivamente attraverso il numero delle medaglie. Ce lo ricorda anche l’articolo 33 della Costituzione, che riconosce allo sport una funzione educativa, sociale e di promozione del benessere psicofisico.

 

Sotto questo profilo, il pugilato italiano merita davvero una medaglia d’oro. Le nostre società svolgono quotidianamente un ruolo fondamentale nella formazione dei giovani, nell’inclusione sociale, nell’integrazione e nella valorizzazione delle realtà più fragili, operando spesso nelle periferie e nei territori più difficili. A ciò si aggiunge il significativo impegno della Federazione nello sviluppo della pratica pugilistica rivolta alle persone con disabilità.

 

Il pugilato italiano sta vivendo una fase di crescita concreta e costante. I numeri, i risultati e l’impegno quotidiano di migliaia di persone lo dimostrano.

 

Io ci credo. Perché credo nelle donne e negli uomini delle nostre società, nella professionalità dei nostri tecnici e nella forza della grande famiglia del pugilato italiano.

 

Il Presidente FPI

Dott. Flavio D’Ambrosi

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