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Comunicato del Presidente FPI Flavio D’Ambrosi - Difendere e valorizzare il lavoro di società, tecnici e atleti

Comunicato del Presidente FPI Flavio D’Ambrosi - Difendere e valorizzare il lavoro di società, tecnici e atleti

Difendere e valorizzare il lavoro di società, tecnici ed atleti.

Ancora una volta mi sento in dovere di difendere il lavoro quotidiano di società tecnici ed atleti ed il loro valore che spesso viene sminuito senza le giuste ragioni.

In tale ottica, vorrei provare ad offrire una rappresentazione completa e soprattutto equilibrata del movimento pugilistico pro italiano, grazie ai dati forniti dal Coordinatore della CTP Avv. Rolando Grossi.

Oggi sono oltre 400 i Pugili Pro tesserati alla FPI. Questo dato assume un particolare rilievo se inserito nel contesto pugilistico europeo all’interno del quale l’Italia è seconda, per numero di pugili pro tesserati, dietro all’United Kingdom (England, Ireland, Galles e Scotland) – che conta circa 1.100 tesserati – e subito prima della Francia (circa 350 tesserati), della Germania (circa 350 tesserati) e della Spagna (circa 250 tesserati).

La dimensione del movimento pugilistico pro italiano, ha quindi rilevanza anche per la posizione all’interno dell’European Boxing Union (EBU) - a cui sono affiliati ben 48 Paesi europei - dove la FPI dispone attualmente di 35 voti nell’Assemblea Generale risultando terza dietro al Regno Unito, con 58 voti, ed alla Spagna, con 40 voti.

Non si tratta di un riconoscimento casuale. La rappresentatività all’interno dell’EBU è collegata a parametri concreti quali: la presenza dei nostri Pugili nei ranking europei, il numero dei titoli EBU disputati e conquistati e l’attività organizzativa sviluppata.

Certamente gli 88 pugili italiani (61 uomini e 27 donne) inseriti nei Ranking EBU (in tutte le categorie di peso) hanno la loro valenza nel determinare la posizione del pugilato pro italiano, anche perché essi rappresentano ben il 22% di tutti i 400 Pugili tesserati alla FPI.

A questo punto è interessante un confronto con le altre Nazioni affiliate all’EBU, da dove emerge chiaramente che, in termini percentuali, l’Italia ha più pugili nei Ranking EBU di tutto il continente europeo:

1. Pugili Italia presenti nel Raking EBU 88 pari a circa il 22% dei pugili tesserati FPI;
2. Pugili U.K. presenti nei Ranking EBU 171 ovvero il 15,55 % di tutti i pugili tesserati UK (tutte le Nazioni UK);
3. Pugili Spagnoli presenti nei Ranking EBU 50 pari al 20% di tutti i pugili tesserati con la Federazione spagnola;
4. Pugili Francesi presenti nei Ranking EBU 70 pari al 20% di tutti i pugili tesserati con la Federazione francese;

In altre parole, quei 35 voti rappresentano anche la fotografia della forza, della presenza e della credibilità continentale del Pugilato Pro italiano.

Dal 2025 ad oggi, l’attività dei nostri Pugili nei titoli europei EBU restituisce il seguente quadro:
Titoli Europei EBU “Full” disputati 18 incontri per il titolo, con
· 8 vittorie italiane;
· 8 sconfitte;
· 2 pareggi.
Titoli Europei EBU Silver disputati 20 incontri valevoli per il titolo con
· 13 vittorie italiane;
· 7 sconfitte.

A questi risultati si aggiunge un elemento che non può essere ignorato: molti dei confronti per il titolo EBU Silver sono stati derby italiani, circostanza che dimostra ulteriormente la consistenza numerica e qualitativa del nostro movimento.

Mi sembra altrettanto necessario contestualizzare il rendimento dei nostri Pugili quando combattono all’estero. Al riguardo, è noto che disputare un incontro per un titolo internazionale fuori dal proprio Paese, può rappresentare una difficoltà oggettiva. Ma questa difficoltà non riguarda soltanto gli Italiani. Anche i pugili di altri Paesi incontrano maggiori difficoltà quando combattono fuori dai rispettivi Paesi. Persino i forti pugili del Regno Unito, quando sono chiamati a confrontarsi lontano dal proprio territorio, vedono modificarsi il proprio rendimento.

Peraltro, nel periodo considerato, il Pugilato Professionistico italiano ha avuto protagonisti anche sul palcoscenico mondiale con 5 sfide legate a titoli del mondo (Magnesi, Ohlia, Noutcho e Silva). Un titolo conquistato e quattro tentativi mondiali affrontati fuori casa, con prestazioni che hanno comunque dato lustro al nostro movimento.

Certo, il pugilato pro italiano non è una realtà perfetta. Non è una realtà nella quale non esistano criticità, perché sarebbe irrealistico sostenerlo. Ma è sicuramente una realtà viva, numerosa, competitiva ed in crescita che deve essere accompagnata verso ulteriori traguardi.

Difendere il movimento non significa negarne le criticità. Significa evitare che le criticità vengano utilizzate per nascondere i progressi raggiunti. E soprattutto significa impedire che il lavoro quotidiano di centinaia di Pugili, Tecnici, Società e Organizzatori venga svilito.

Siamo coscienti che il Pugilato Pro italiano ha bisogno di investimenti, programmazione, organizzazione e maggiore capacità di valorizzazione dei propri protagonisti. C’è ancora molto da fare e pochi sono gli imprenditori veri pronti a scommettere nel circuito pro. Ma è altrettanto evidente che la direzione intrapresa è quella giusta e la FPI è pronta a svolgere il suo ruolo di stimolo e sostegno.

Il Presidente della FPI
Dott. Flavio D’Ambrosi

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