Insieme possiamo cambiare il mondo”: il progetto sinergico incentrato sul corso di Paraboxe, avviato oggi presso l’Associazione Kodokan Sport di Napoli insieme ai dirigenti e al Campione Ambassador Vincenzo Mangiacapre.
Napoli 19.05.2026 - Lo sport che unisce, include e fa crescere. Nasce con questo intento il progetto “Insieme possiamo cambiare il mondo”, ideato e promosso da Scholas Occurrentes e da Inail Campania in collaborazione con la Federazione Pugilistica Italiana e destinato ai lavoratori con disabilità.
Obiettivo comune: dare vita ad un metodo innovativo di accompagnamento, fondato sulla collaborazione tra istituzioni, territorio e famiglie, per trasformare fragilità e infortuni in nuove possibilità di crescita.
Le presentazioni ufficiali oggi presso la palestra dell’Associazione Kodokan Sport Napoli, in Piazza Carlo II, con l’avvio del percorso formativo, mirato a migliorare il benessere fisico, l’equilibrio psicologico e la disciplina personale dei dieci lavoratori partecipanti, e incentrato sul Corso di Paraboxe, la disciplina FPI destinata agli atleti con disabilità fisica e riconosciuta dal Comitato Italiano Paralimpico, con cui la FPI, grazie al Vice Presidente Vicario FPI Mariangela Verna, ha avviato anche tavoli di confronto per attività congiunte.
Il primo gong è suonato con la lezione tenuta dal tecnico federale Donato Cosenza insieme e con la supervisione del Consigliere Federale e Coordinatore del Settore Tecnici-Sportivi Biagio Zurlo.
I corsisti hanno tirato di boxe seguendo i consigli del Campione e Ambassador FPI Vincenzo Mangiacapre, atleta del Gruppo Sportivo delle Fiamme Azzurre e storica medaglia di bronzo di Londra 2012.
“Ogni nuovo percorso che cominciamo – ha dichiarato soddisfatta la neo-Direttrice Regionale Inail Campania Adele Pomponio - è un momento importante per tutti noi. Siamo tra i primi in Italia ad avviare i nostri assistiti alla Paraboxe, nella convinzione che lo sport possa abbattere ogni tipo di barriera”.
Abbattere le barriere fisiche e culturali è anche la mission della FPI che ha accettato con grande partecipazione questa sfida: “Siamo orgogliosi di far parte di questo progetto - ha commentato il Vice Presidente FPI Rosario Africano – e ci impegneremo affinchè i corsisti possano aspirare anche a diventare pugili o tecnici sportivi di Paraboxe. Il pugilato deve rappresentare un mezzo per la resilienza, l’empowerment e il reinserimento sociale, restituendo ai partecipanti benessere psico-fisico, forza, motivazione e autostima”.
Più che un cammino, un vero patto educativo che “è stato già sperimentato in passato – ha sottolineato il Coordinatore Internazionale Sport di Scholas Occurrentes Mario Del Verme – e ha visto impegnati Scholas, Inail Campania e FPI nel corso per dirigenti sportivi. Nel segno della continuità, attraverso i tre linguaggi universali ‘testa, cuore e mani’, abbiamo voluto rilanciare quest’azione sinergica, inserendo in ambito educativo e disciplinare la Paraboxe per la rinascita sociale degli assistiti INAIL Campania. Siamo convinti che ogni percorso di riabilitazione richieda non solo interventi tecnici, ma anche relazioni significative, contesti stimolanti e una comunità capace di sostenere e valorizzare ogni individuo e sostenere le loro famiglie”.
Il corso di Paraboxe sarà programmato fino a dicembre e i prossimi incontri si svolgeranno l’8 giugno, il 22 giugno e il 6 luglio ma già dal primo l’entusiasmo è stato coinvolgente, grazie anche alla testimonianza del Campione Mangiacapre che ha raccontato come si è rialzato, grazie alla FPI e alla Polizia Penitenziaria.
“Quella di oggi con la Paraboxe – le parole della corsista Anna Libera - è stata un’esperienza intensa ed emozionante, capace di insegnarmi forza, determinazione e fiducia in me stessa, scoprendo che i limiti possono trasformarsi in opportunità. È stato un momento di crescita personale, fatto di energia e voglia di superarsi”. Guantoni infilati e feedback positivo anche da Alessandro Forte: “Grazie a Scholas, Inail e FPI abbiamo avuto la fortuna di provare la Paraboxe, accompagnati e guidati da tecnici che ci hanno fatto capire che la boxe non è tirare un pugno, ma è padronanza del proprio corpo, intelligenza e rispetto dell'avversario. Spero di poter ripetere presto questa esperienza”.
