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Screen Shot 2021 06 27 at 20.55.28Silvano Bertini era nato a Signa (Fi) il 27 marzo 1940 e la sua attività si svolse a cavallo tra gli anni d’oro del ’60 e del ’70. Pugile solido e potente si mise subito in luce tra i dilettanti tanto da disputare le Olimpiadi di Tokyo nel 1964, dove conseguì la medaglia di bronzo. A livello internazionale aveva fatto in abbondanza la sua parte vincendo i mondiali militari e conquistando l’ oro ai Giochi del Mediterraneo e dulcis in fundo l’argento agli Europei che si disputarono a Mosca nel 1963, senza tralasciare la vittoria per due volte agli Assoluti. Il suo esordio tra i pro avvenne subito dopo Tokyo nel 1965 e non tradì certo le attese affidandosi a un procuratore come Adriano Sconcerti, che aveva con sé già i fratelli Mazzinghi. Una bella serie di successi lo pose all’attenzione degli esperti. Gli bastò un round per far perdere l’imbattibilità a Cyclone Barth, pugile del Biafra, evitato con cura da tutti. Conquistare poi il titolo italiano contro Domenico Tiberia voleva significare il raggiungimento di una maturità dove tecnica e potenza andavano a braccetto. Vittorie che gli permisero di affrontare per l’europeo dei welter quel Fighting Mack che aveva tra le sue vittime Carmelo Bossi, futuro campione del mondo tra i superwelter. Al Palasport di Bologna, dove c’era il tutto esaurito, i battiti cardiaci degli spettatori aumentarono quando il destro micidiale dell’olandese lo paralizzò al secondo round. Il toscano immagazzinò la situazione e dopo aver combattuto con prudenza cominciò dal VII round la sua opera di demolizione concentrandosi con bordate al corpo. La fine del pugile di colore avvenne al 13° round quando sfinito si lasciò andare al ko come una liberazione. Una vittoria che fece scalpore. Purtroppo perse il titolo nella prima difesa contro il francese Jean Josselin, strenuo avversario di Nino Benvenuti alle Olimpiadi di Roma. Ci riprovava dopo due anni contro un altro francese, il picchiatore Roger Menetrey a Ginevra, ma fu costretto alla resa nel XIII per una brutta ferita all’occhio quando il match era tutto da decidere. Dopo essere passato di categoria e aver conquistato il titolo italiano dei superwelter battendo Alberto Torri, ebbe l’opportunità di sfidare per una difesa volontaria il campione del mondo Koichi Wajima. Un titolo che i giapponesi non volevano certo perdere, costringendo Bertini ad allenarsi con difficoltà. Il match è tutto in salita con il pugile di casa libero di colpire tranquillamente con la testa. Al XIII round l’italiano è una maschera di sangue e Sconcerti getta la spugna, chiedendo prima la squalifica del nipponico, ma inutilmente. Appende i guantoni al chiodo nel 1972 con un record di 42 vittorie, 3 sconfitte e 1 pari. Una bella carriera la sua, ma non certo fortunata, aveva le doti per ottenere altri traguardi, ma si ritirò consapevole di aver fatto la sua parte e rimanendo fino alla sua scomparsa nel cuore dei numerosi tifosi che lo hanno sempre seguito.

 

Il Presidente FPI Flavio D’Ambrosi, a nome di tutto il movimento pugilistico nazionale, esprime grande cordoglio per la scomparsa di questo immenso Campione