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Credete
che lo sport sia spettacolo? Aspettate
di vederlo quando sarà teatro. Teatri dello Sport
Discipline sportive e arti sceniche raccontano il
contemporaneo Terza edizione Milano, 16-28 giugno 2004 Arena Civica Gianni Brera Teatro Studio 13 spettacoli quasi tutti in prima nazionale boxe, lotta, calcio, scalata... Teatri dello Sport è un'idea di Teatri 90 progetti realizzata in collaborazione con Milano Comune di Milano Settore Sport e Giovani Provincia di Milano Cultura e beni culturali Regione Lombardia Presidenza Culture, identità e autonomie della Lombardia Ministero per i Beni e le Attività Culturali ETI Ente Teatrale Italiano La Gazzetta dello Sport Sky Radiopopolare Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa CCS Centro Culturale Svizzero Le Centre
culturel français de Milan ATM CONI Milanosport Teatri
dello Sport vuole raccontare, osservare, indagare il mondo dello sport
attraverso il teatro, e viceversa raccontare il teatro – e il suo
doppio, ovvero la realtà contemporanea – attraverso le discipline
agonistiche. In stadi, piscine, campi di atletica, velodromi, arene,
palestre, palazzi del ghiaccio e in altri impianti sportivi, vanno in
scena testi e spettacoli che parlano di sport. La
terza edizione di Teatri dello Sport sarà incastonata fra due
importanti manifestazioni sportive: il Giro d'Italia (che partirà da
Genova l'8 maggio e si concluderà a Milano il 30 maggio 2004) e le
Olimpiadi che si terranno in Grecia (dal 13 al 29 agosto 2004), e si
intreccerà con i Campionati europei di calcio dal 12 giugno al 4 luglio
2004 in Portogallo. Sarà un'edizione idealmente dedicata a Olimpia e ai
valori che hanno originato la nascita dei giochi olimpici. Verranno
perciò enfatizzati i temi legati alla classicità antica, alla pace,
alla bellezza, all'armonia, ai valori della convivenza civile, al
rispetto degli altri e delle differenze fra i popoli. L'edizione
di TdS 2004 affiancherà nei propri palinsesti nomi affermati del mondo
dello spettacolo e dell'agonismo sportivo ad artisti giovani, ancora
sconosciuti o emergenti. Dopo il calcio, protagonista dell'edizione
2002, e il ciclismo, disciplina indagata dall'edizione 2003, la
disciplina protagonista della terza edizione sarà il pugilato, con
spettacoli dedicati a Myke Tyson, Cassius Clay, Tiberio Mitri... Quasi
tutti gli spettacoli sono in prima nazionale, alcuni creati per
l'occasione e, come nelle precedenti edizioni, il programma si allarga
alle presenze internazionali che quest'anno vedranno due paesi molto
distanti culturalmente fra loro come la Svizzera con la partita
fantasma dei mondiali dell'82 "n. 23" e il Senegal con la
presenza della nazionale di lotta tradizionale per la prima volta in
Italia. Due
le location scelte: L'Arena Civica Gianni Brera palcoscenico suggestivo
che rimanda immediatamente alle arene della classicità greca e il
Teatro Studio (una delle tre sedi del Piccolo Teatro di Milano), con il
suo invaso a pianta centrale in mattoni rossi, i ballatoi orizzontali e
le gradinate circolari in legno per il pubblico, la grande arena
centrale in legno per gli spettacoli: un edificio scenico che ricorda un
impianto sportivo, e dove si svolgeranno tutti gli spettacoli dedicati
alla boxe, ben due trittici denominati "Per un pugno di
applausi". Per
la prima volta quest'anno il format del Festival verrà esportato anche
in altre città: Genova 17-22 maggio e Reggio Emilia 29 giugno-4 luglio. Programma
di Milano Boxe (Per
un pugno di applausi) Teatri
90 progetti, Milano Mike
Tyson Lo
chiamavano fatina di
e con Giorgio Ganzerli regia
Massimo Navone durata
50' Prima
nazionale
Le
vicende di Tyson da teppista povero ed emarginato a numero uno della
boxe mondiale, ricco e famoso raccontate da un immaginario pugile
fallito, Vito Sangallo detto “Sputazza”, che per sopravvivere ha
accettato di stare all’angolo con il secchio e la spugna.
“Sputazza” conosce perfettamente la storia di Mike perché era
presente a tutti gli incontri ed è stato anche testimone della
trasformazione di Tyson: da pugile di strada a pugile “televisivo”.
Lo spettacolo è anche un’occasione per narrare brevemente le gesta di
altri pugili: Primo Carnera, Jack Dempsey, Sugar Ray Robinson,
Rocky Marciano, Muhammed Alì, Carlos Monzon, quasi tutti uniti
dalla stessa sorte: la scalata dal livello più basso della società
al suo massimo vertice, un’apice che precede l’inesorabile caduta
verso il basso. Storie esaltanti e disperate, fatte di rabbia, di soldi
e di umane miserie. Infine dietro alla leggenda Mike Tyson resta un
mistero: il perché “the Cannibal”, il mostro, il cattivo, la
bestia, abbia un sorriso incredibilmente dolce e una voce da fatina. Teatri
90 progetti, Milano Phrenetic con
Giacomo Costantini e Juan Diego Puerta Lopez musica
originale di Armin Steiner regia
e coreografia di Juan Diego Puerta Lopez durata
45' Versione
per Teatri dello Sport Due
pugili. Un ring come luogo immaginario dove i personaggi fanno un gioco
crudele, ironico, grottesco, delirante, ossessivo… A volte dove c’è
il silenzio, loro aspettano, si preparano per combattere l’avversario,
forse però, l’avversario non esiste. Due personaggi raccontano i loro
mondi pieni di bellezza e allo stesso tempo d’orrore. Emerge
costantemente l’impossibilità di raggiungere uno stato interno
d’armonia, creando contrapposizioni tanto emozionali come corporee. La
perturbazione c’è sempre, come un incubo che appare portandoli
all’angoscia, alla frenesia, all'implosione di un delirio non risolto,
all’isolamento per rimanere chiusi in sé stessi, chiusi nella loro
solitudine. Teatri
90 progetti, Milano Bumaye (Cassius
Clay-Mohamed Alì in una notte africana) drammaturgia
di Paolo Trotti e Rufin Doh con
Rufin Doh regia
di Paolo Trotti durata
50' Prima
nazionale Nel
buio di una palestra un uomo sistema gli attrezzi del ring e comincia a
rievocare le mitiche otto riprese dell’incontro Foreman vs Mohamed Alì
svoltosi a Kinshasa il 30 ottobre 1974, alle 4 del mattino. "Sto lì
e vedo che prende colpo su colpo, ma lui continua a insultare
l'avversario, gli balla addosso, lo prende in giro e incassa, alla
milza, al fegato, alla tempia. Incassa carezze perché per lui quei
colpi erano piume..." A quei tempi il protagonista era un bambino
di 13 anni che dalla Costa d’Avorio assistette allo spettacolo in
televisione. Quel giorno tutto il paese, la città e il quartiere erano
in attesa col fiato sospeso. Dietro quel racconto c’è un’Africa
sconosciuta, fatta di condomini, di televisori in comune, di corse a
prendere il ghiaccio; un’Africa molto simile all’Italia degli anni
’50, prima del boom economico. Il ragazzo poi cresce, viene in Italia
e trova lavoro come uomo di fatica in una palestra di boxe e da lì
partono i suoi ricordi. Il racconto è scandito dalla musica di
strumenti a percussione e corda, una melodia che scaturisce dal ritmo
stesso delle parole. Sensivietati,
Napoli Il
bello della boxe La
vita di Tiberio Mitri Di
Mario Gelardi Con
Ivan Castiglione e Luca Saccoia Regia
di Mario Gelardi E'
finito sotto un treno. Schiacciato sopra un binario di periferia. E'
morto così, Tiberio Mitri, l'ex campione di boxe, l'ex attore, l'ex
pittore. L'ex di molte cose. Stava male, non aveva una lira ed era solo:
gli ultimi pugni della vita l'hanno mandato al tappeto. E dire che di
pugni su quella faccia d'angelo il destino ne ha picchiati molti. Da
quando, ad appena tredici anni abbandonò la bottega di polenta e pesce
che i suoi avevano a Trieste per boxare in una palestra di periferia. Ma
con il pugilato fu amore a prima vista e non poteva essere altrimenti:
era l'unica scala che quelli come lui avevano per tirarsi un po' su con
la testa. E lui la scala del successo l'ha salita tutta a due gradini
per volta, con il passo sempre più lungo della gamba. Ottanta incontri
da dilettante, oltre dodici anni da professionista, sino al match dei
match al Madison Square Garden contro Jack La Motta: foto da leggenda
nella storia della boxe, quando le sfide per il mondiale erano ancora
vere. Era il 12 luglio del 1950, era il giorno del suo 24esimo
compleanno. Ma quella sera d'estate il suo bel viso d'attore si trasformò
in un sacco, resistette quindici riprese mettendo in difficoltà Toro
Scatenato e fu anche l'inizio della fine... Da un angolo il giovane
Tiberio Mitri ricostruisce la sua vita, guardandola da spettatore come
in un film in bianco e nero: gli incontri, la fama cinematografica, le
belle donne, i soldi e il successo, una vita che è stato un incontro di
boxe continuo fino all'ultimo sangue e che l'ha visto perdente. Teatro
dei cocci Puggili di
Alessandro Canale con
Antonello Avallone e M. Cristina Fioretti regia
Antonello Avallone Durante
l’incontro per il titolo mondiale dei pesi medi, un pugile rivive,
attraverso i ricordi del suo sanguigno allenatore Artemio e della
giovane e intraprendente moglie Moira, tutte le tappe che lo hanno
condotto a quel momento così importante della sua carriera. Dalla
palestra frequentata da ragazzino dodicenne, alla sua prima esperienza
amorosa, ai conflitti tra le due persone più importanti della sua vita.
Infatti i veri pugili sono proprio Artemio e Moira che da più di dieci
anni combattono tra di loro nel tentativo di ottenere il potere assoluto
su di lui. Uno spettacolo dai contenuti drammatici che non rinuncia,
grazie a situazioni tragicomiche e a un coloratissimo dialetto
romanesco, a momenti di comicità. Teatri
90 progetti, Milano Bocchisiero
(Roma) Di
Ferdinando Vaselli e Valentina Esposito Con
Ferdinando Vaselli Musiche
Damiano Ruggeri Regia
Valentina Esposito Sergio
ha settant'anni e ha imparato a menà che era appena finita la guerra,
guardia a destra e pugno secco, veloce, e tutto il paese, tutti quanti
che te guardano una sera d'estate davanti alla televisione. Oppure in
piazza. Cinquant'anni fa. Quando ha incominciato a combattere era appena
finita la guerra. Sergio era peso piuma, ma sembrava un gigante
d'acciaio con quella maglietta dell'ignis addosso. Indistruttibile.
Sergio se li ricorda tutti, Cernera a fine carriera, Mitri che veniva a
mangiare da lui, Proietti che diceva che per lui era come un figlio, che
se gli avesse dato retta Sergio poteva pure diventare campione mondiale.
Teatri
90 progetti, Milano Io
povero negro di
Orio Vergani con
Andrea Facciocchi Calcio Teatri
90 progetti, Milano La
mascula di
Egidia Bruno e Enzo Jannacci con
Egidia Bruno regia
di Enzo Jannacci Prima
nazionale Un'attrice
sola in scena. Una voce femminile per raccontare la storia di Rosalba
detta "La mascula" a cui piaceva giocare a pallone. La storia
di una passione, quella per il calcio, vissuta per quello che è e non
per quello che gli altri vogliono. Una ragazza inconsapevole della
sua libertà, di una libertà che non ha bisogno di provocare perché c'è,
esiste e questo basta a minacciare gli altri e la loro "normalità".
A meno che la "mascula" non diventi famosa di modo che un
paesino tra i monti possa sentirsi meno sperduto. Dimenticando tutti che
Rosalba né si sente anomala, né si interessa dei fatti degli altri. E
se gli altri si sentono sperduti sono "fatti loro", solo lei
potrà decidere quale sarà il suo di "fatto". Il testo è
liberamente tratto dal racconto "La mascula" di Egidia Bruno
vincitore del premio Massimo Troisi 2002 per la sezione "scrittura
comica". Fondazione
Aida Mi
chiamano Garrincha Liberamente
tratto da “Lettera a mio figlio sul calcio” di Darwin Pastorin Con
Lorenzo Bassotto e Jana Karsaiova Scritto
da Fabio Mangolini Da
un'idea originale di Maria Grazia Capulli Voce
off di Bruno Pizzul Musiche
originali di Cesare Picco Regia
di Lorenzo Bassotto e Fabio Mangolini
Non
era uno qualunque Garrincha, nacque poliomelitico in una famiglia
brasiliana delle favelas. Non sapeva scrivere, firmava con una
"x" e camminava tutto storto, ma in campo per la sua destrezza
lasciava storditi gli avversari con quella finta che solo un
poliomelitico brasiliano poteva fare. Insuperabile Garrincha, calciatore
gentiluomo. “Mi chiamano Garrincha” è un monologo teatrale sul
calcio, scritto da uno che ha vissuto questo sport prima con gli occhi
del bambino, poi del tifoso e infine del giornalista sportivo con il
vizio della letteratura. Darwin Pastorin quelle storie e quei volti da
figurina se li porta incollati sull’album, personalissimo, della sua
anima. Storie belle, gesti di grande umanità e di altrettanto grande
miseria, sconfitte inaspettate, epiloghi tragici. Storie speciali, che
meritano di essere raccontate a un figlio piccolo, ma già rapito dal
fascino dell’erba verde. Eventi
Arena
Civica Associazione
numero 23 in collaborazione con il Festival Les Urbaines (Svizzera) Numero
23 una
performance di Massimo Furlan suono
Daniel Demont durata
90 minuti
Lo
stadio vuoto. Un radiocronista, solo nella tribuna stampa con un monitor
televisivo. Massimo Furlan, solo in campo con la divisa della squadra
azzurra. Sul monitor scorrono le immagini del campionato del mondo del
1982, il radiocronista è il solo a vederle, e le commenta come ha
sempre fatto. La sua voce è diffusa via radio e gli spettatori presenti
l’ascoltano tramite delle radioline che hanno ricevuto al momento del
loro ingresso allo stadio. Riconoscono una voce, che da sempre racconta
il calcio. È una voce che è nel loro inconscio. Furlan corre sul
terreno, gioca la finale, da solo, non c'è nemmeno il pallone, cade, si
alza, corre ancora. Mentre parla delle prodezze degli altri 22
giocatori, il radiocronista include nel commento anche Furlan: il numero
23. Mascherenere
in collaborazione con Action 2000, Senegal Lotta
senegalese Rito,
lotta, danza nello sport nazionale del Senegal con
la nazionale di lotta senegalese Tra
le lotte tradizionali africane, la lotta senegalese è una delle più
antiche e strutturate. E’ sport e spettacolo al medesimo tempo ed è
la disciplina sportiva più seguita a livello nazionale. Attualmente è
in corso un dibattito per il suo inserimento tra le discipline
olimpioniche. La praticano gli uomini come momento di socializzazione e
spettacolo e i lottatori professionisti come disciplina sportiva. La
popolarità di questi ultimi è paragonabile a quella di cui godono i
calciatori professionisti in Italia. Si combatte corpo a corpo, sempre a
mani nude e sulla sabbia. Vince chi mette per primo a terra
l'avversario. Il combattimento vero e proprio è preceduto da una
preparazione elaborata e spettacolare, che rappresenta una delle parti
più d’impatto dell’intera cerimonia. I lottatori professionisti
arrivano allo stadio con un seguito molto numeroso: griot che suonano i
tamburi, il marabout che li benedice, donne che cantano per
incoraggiarli. Prima di affrontarsi i lottatori si cimentano in
suggestivi riti propiziatori: come l’aspersione del corpo col latte,
la rottura delle zucche, la liberazione degli uccelli, l’esibizione
degli amuleti e varie danze. Nel corso della stessa esibizione (che dura
in media sei ore ed è sempre accompagnata dalla musica) si svolgono
diverse partite di lotta. Altri
sport Teatro
Studio Teatri
90 progetti, Milano La
salita da
un racconto di Dino Buzzati e da René Daumal drammaturgia
di Paolo Trotti e Roberto Rustioni con
Roberto Rustioni musiche
di Stefano Zorzanello regia
di Paolo Trotti Prima
nazionale Lo
spettacolo narra e vive le gesta di uno scalatore solitario di vette
inarrivabili il giorno in cui affronta per la prima volta la parete
delle Alpi Oniriche: una gigantesca muraglia di ghiaccio, roccia,
sabbia, terra, acqua, infissi artificiali, protesi umane e animali... La
salita diventa un passaggio attraverso l'Italia e il mondo
contemporaneo, ci sono vuoti buffoni del tempo presente, ma anche miti e
figure leggendarie come il grande alpinista milanese Ettore Castiglioni
morto assiderato misteriosamente. L'alpinista-attore dialoga con la
parete e sale, centimetro dopo centimetro, alternando lentamente mani e
piedi, chiodi e martelli. Accetta gli imprevisti e sale, da solo, come
sempre del resto, perché questa è la sua filosofia. Sarà poi la
montagna a dare le sue risposte. Uno spettacolo che si sviluppa
attraverso una drammaturgia dell'attore con uno stile asciutto, secco,
leggero, ironico, molto lontano dalla retorica eroica degli sport
estremi. Teatri
90 progetti, Teatro Aperto, Milano Atleti
del cuore Una
partita teatrale di Oliviero Ponte di Pino Personaggi
e giocatori: un Attore e una Atleta cast
in via di definizione Prima
nazionale Un
dialogo serrato e giocato come un match sportivo fra un Attore e una
Atleta. In uno spazio vuoto e illimitato, un ragazzo e una ragazza in
tenuta sportiva discorrono di teatro e sport, di passione e agonismo, di
allenamenti teatrali e allenamenti sportivi, di corpo dell'attore e
corpo dell'atleta.
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