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Screen Shot 2019 03 19 at 11.51.57Campione del mondo dei pesi supermassimi nel 2007 e nel 2009, campione olimpico nel 2008, vincitore della medaglia d’argento alle Olimpiadi nel 2012: questo è l’impressionante curriculum di Roberto Cammarelle, che lo rende uno dei più grandi campioni di tutti i tempi di quel pugilato che da qualche anno viene definito “di stile olimpico”. Roberto è entrato a far parte della squadra di Artmediasport, la nuova branch di Artmediamix dedicata alla cura dell’immagine degli sportivi e allo sviluppo di progetti di advisory, advocacy e solidarietà.

Per quale motivo hai deciso di affidarti ad Artmediasport?

“Perché credo che oggi comunicare bene sia indispensabile per cogliere le opportunità offerte dai nuovi media. Sono una persona spontanea e il fatto di poter accedere a delle metodologie che possano migliorare il mio modo di comunicare credo sia importantissimo. Chi lavora nello sport ad alto livello deve saper comunicare con i giornalisti, con il pubblico e con gli addetti ai lavori che incontra nelle grandi manifestazioni internazionali come i campionati europei, mondiali e le Olimpiadi. Sono team manager della nazionale italiana di pugilato e quindi è richiesto dal mio lavoro avere delle capacità relazionali. Posso anche aiutare gli atleti a comunicare nel migliore dei modi se sono in grado di farlo io. Artmediasport è composta da professionisti seri e di alto livello con una lunga esperienza nel campo della comunicazione.”

Dopo le due medaglie d'oro ai mondiali, l'oro e l'argento alle Olimpiadi, avresti potuto diventare un personaggio televisivo e magari interpretare te stesso in alcune serie tv molto popolari. Perché hai deciso di non farlo?

“Ognuno di noi ha delle caratteristiche e pertanto segue le proprie inclinazioni. A me sono capitate molte opportunità per entrare nel mondo dello spettacolo, ho partecipato ad alcuni programmi televisivi, ma ho sempre preferito concentrarmi sulla carriera sportiva.”

Artmediasport si propone di operare nel sociale. Hai mai operato nel sociale? Saresti disponibile a farlo?

“Sono molto impegnato in diverse iniziative sociali. Sono ambasciatore di Sport Senza Frontiere e dell’ Osservatorio nazionale sul bullismo e doping, due onlus che si occupano di sport e dei valori sani che ci sono nello sport. I giovani e gli studenti hanno bisogno più di tutti di partecipare agli incontri organizzati da queste onlus. Grazie al Coni, alla Federazione Pugilistica Italiana, alla Polizia di Stato e alle onlus sono stato diverse volte a parlare nelle scuole per illustrare ai ragazzi la mia esperienza e per cercare di motivarli con il mio esempio. Ogni volta che mi chiamano e sono libero da impegni partecipo volentieri. Per esempio a fine mese incontrerò le scuole di Assisi e ad aprile sarò a Foligno e ad Ascoli Piceno.

Hai mai avuto come pugile e come uomo un modello a cui ispirarti?

“I modelli nel pugilato sono tanti. Ogni pugile combattendo sul ring racconta la propria storia. Il pugile che più di tutti l’ha raccontata meglio è stato sicuramente Muhammad Alì, per tre volte campione del mondo dei pesi massimi negli anni 60 e 70 del secolo scorso. La sua importanza andava ben oltre il mondo della boxe: era un simbolo del movimento per i diritti civili degli afro-americani, del movimento pacifista che si opponeva alla guerra in Vietnam, un’ispirazione per i ragazzi problematici che vedevano in lui un esempio da seguire per costruirsi una posizione sociale nel rispetto della legge, uno dei più famosi rappresentanti della cultura pop americana e potrei andare avanti a lungo. Muhammad Ali riusciva a farsi apprezzare anche dal pubblico non sportivo per la sua persona prima ancora che per le sue capacità sul ring. E’ stato il primo grande pugile a produrre un enorme impatto mediatico. I campioni dei pesi massimi Joe Louis e Rocky Marciano vengono giudicati almeno al suo stesso livello pugilisticamente, ma loro due non parlavano con i media, non si impegnavano nel sociale ed infatti oggi non sono ricordati al di fuori del mondo della boxe.”